MASTOPLASTICA SECONDARIA A MILANO
La mastoplastica secondaria è l’intervento di chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica dedicato alle pazienti che hanno già affrontato una chirurgia al seno e desiderano correggerne, ripristinarne o migliorarne l’aspetto.
Presso Clinica Forma a Milano, ogni revisione mammaria viene pianificata da chirurghi plastici specializzati. Attraverso un’attenta analisi strutturale dei tessuti, della capsula e degli impianti precedenti, definiamo strategie chirurgiche su misura per restituire al seno un profilo naturale, armonioso e sicuro.
COS’È LA MASTOPLASTICA SECONDARIA
La mastoplastica secondaria racchiude l’insieme delle procedure chirurgiche eseguite su un seno già operato in precedenza (come dopo una mastoplastica additiva o un lifting mammario).
Può prevedere la sostituzione o rimozione delle protesi, la ristrutturazione della tasca alloggiante, la cura della capsula periprotesica o la combinazione con una mastopessi per risollevare i tessuti. Trattandosi di un’anatomia già modificata, richiede una maestria tecnica avanzata per gestire cicatrici interne e tessuti rimanenti.
PER CHI È INDICATA
L’intervento è indicato per le pazienti che presentano:
- complicanze protesiche – contrattura capsulare, rottura o sospetta rottura degli impianti;
- difetti estetici o posizionali – rippling, bottoming out, asimmetrie o dislocazione della protesi;
- cambiamenti nel tempo – invecchiamento dei tessuti, esiti di gravidanze, allattamento o variazioni ponderali importanti;
- nuove esigenze personali – desiderio di modificare il volume o di rimuovere definitivamente le protesi.
COME SI SVOLGE L’INTERVENTO
L’intervento viene personalizzato in base al quadro clinico di partenza e richiede un’accurata pianificazione pre-operatoria:
- valutazione e diagnostica – analisi della storia clinica, del tipo di impianti presenti ed eventuali esami strumentali (ecografia o risonanza magnetica);
- procedura chirurgica – in anestesia generale (2-4 ore), può combinare sostituzione protesica, rimodellamento della tasca, capsulectomia, mastopessi o lipofilling;
- post-operatorio – reggiseno contenitivo specifico e recupero graduale guidato dall’équipe medica.
CHI SVOLGE GLI INTERVENTI DI MASTOPLASTICA SECONDARIA?
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DOMANDE FREQUENTI SULLA MASTOPLASTICA SECONDARIA
È vero che le protesi vanno sostituite obbligatoriamente ogni 10 anni?
No, è un falso mito. In assenza di complicanze o anomalie cliniche non esiste una data di scadenza fissa e automatica per la sostituzione degli impianti. Gli impianti di ultima generazione sono realizzati con materiali altamente resistenti e sicuri, ma non sono dispositivi a vita: con il passare degli anni l’usura naturale o i cambiamenti dei tessuti possono rendere opportuno un intervento di revisione.
In assenza di sintomi la regola fondamentale è il controllo costante, con una visita annuale dal proprio chirurgo plastico e controlli senologici periodici (ecografia mammaria o risonanza magnetica, secondo indicazione dello specialista).
Quando è davvero necessario sostituire le protesi?
La sostituzione o revisione viene indicata dal chirurgo plastico solo in presenza di precise indicazioni mediche o estetiche:
- integrità compromessa – rottura o sospetto danneggiamento dell’involucro protesico;
- risposta dei tessuti – insorgenza di contrattura capsulare di grado moderato o severo;
- esigenze estetiche – comparsa di rippling evidente, asimmetrie o dislocazione della protesi;
- ptosi mammaria – il seno ha perso tonicità a causa di gravidanze, dimagrimenti o invecchiamento e richiede un lifting (mastopessi) combinato;
- desiderio della paziente – volontà di modificare la taglia (aumentare o ridurre il volume) o di rimuovere definitivamente gli impianti (espianto).
Quali sintomi richiedono una visita specialistica?
È opportuno richiedere una valutazione medica tempestiva in presenza di:
- variazione improvvisa di forma, volume o consistenza di un solo seno;
- indurimento o senso di tensione mammaria;
- dolore localizzato o fastidio persistente;
- comparsa di noduli o asimmetrie evidenti.
Bisogna sempre sostituire entrambe le protesi?
Nella maggior parte dei casi si preferisce intervenire su entrambi i lati per garantire simmetria e armonia estetica nel tempo. La decisione finale viene comunque concordata con il chirurgo in base alle condizioni dell’impianto controlaterale e alla struttura anatomica della paziente.
Cos'è la contrattura capsulare e come si tratta?
Quando una protesi viene inserita, il sistema immunitario crea in modo del tutto naturale una sottile membrana di tessuto connettivo fibroso attorno all’impianto, chiamata capsula periprotesica. Nelle persone sane resta morbida, sottile e impercettibile.
Si parla di contrattura capsulare quando questa membrana si ispessisce in modo anomalo, diventando rigida e contraendosi. La protesi viene compressa, il seno cambia forma e diventa duro al tatto e, nei casi più avanzati, doloroso. Si tratta di una reazione multifattoriale, con possibili fattori predisponenti come la predisposizione individuale, micro-ematomi, sieromi post-operatori o reazioni infiammatorie. La gravità si misura con la Classificazione di Baker:
- grado I – il seno è morbido, naturale e la protesi non si percepisce;
- grado II – il seno è leggermente meno morbido, ma visivamente appare del tutto normale;
- grado III – il seno è duro al tatto e presenta una deformità visibile (appare più rotondo o sollevato);
- grado IV – il seno è rigido, visibilmente deformato ed è presente dolore o spiccata dolorabilità.
Per i gradi lievi (I e II) è sufficiente un monitoraggio clinico, mentre i gradi III e IV richiedono un piano di correzione chirurgica. L’intervento di mastoplastica secondaria può prevedere:
- capsulotomia o capsulectomia – l’incisione o la rimozione parziale o totale della capsula spessa e rigida;
- sostituzione della protesi – l’inserimento di un nuovo impianto di ultima generazione;
- cambio di piano protesico – il riposizionamento della nuova protesi (ad esempio da sopra a sotto il muscolo gran pettorale) per ridurre drasticamente le probabilità di recidiva.
Cosa succede se la protesi si rompe e come si fa la diagnosi?
La rottura si verifica quando l’involucro esterno di silicone subisce una lesione o una perdita d’integrità. Le protesi moderne utilizzano gel di silicone ad elevata coesività, progettato per non disperdersi nei tessuti circostanti anche in caso di danno alla superficie. Esistono due forme:
- rottura intracapsulare – è la forma più comune. Il gel fuoriesce dall’involucro ma resta interamente contenuto nella capsula fibrosa periprotesica. Spesso è del tutto silente (senza sintomi o dolore) e viene riscontrata solo durante controlli ecografici o risonanze di routine;
- rottura extracapsulare – si verifica quando il silicone supera il limite della capsula fibrosa. In questo caso possono comparire cambiamenti di forma, piccoli noduli al tatto o senso di fastidio.
Le cause principali sono l’usura fisiologica del materiale nel corso di molti anni, i traumi ad alto impatto sul torace e i difetti di fabbricazione o di maneggiamento, rari con i dispositivi medico-chirurgici odierni.
La diagnosi si basa sull’esame clinico e su indagini di imaging. L’ecografia mammaria è il primo esame di screening, non invasivo, mentre la risonanza magnetica mammaria è l’esame di riferimento per valutare con certezza l’integrità del gel e dell’involucro.
In caso di rottura confermata si pianifica una mastoplastica secondaria. Il chirurgo rimuove l’impianto danneggiato, pulisce accuratamente la cavità, tratta la capsula e inserisce una nuova protesi per ripristinare il risultato estetico e funzionale desiderato.
Cos'è il rippling e come si corregge?
Il rippling (dall’inglese “increspatura”) indica la presenza di ondulazioni, pieghe o grinze visibili o percepibili al tatto sulla superficie del seno, dovute alla trasmissione delle pieghe naturali dell’involucro protesico attraverso la cute e la ghiandola mammaria. Non è un segno di rottura della protesi, ma dipende dal rapporto tra la copertura dei tessuti e il tipo di impianto. Le cause principali sono queste:
- copertura tissutale sottile – pazienti molto magre con scarsa componente ghiandolare o di tessuto adiposo;
- posizionamento sottoghiandolare – le protesi collocate sopra il muscolo non godono della copertura aggiuntiva del muscolo pettorale;
- dimagrimenti importanti – la perdita rapida di peso dopo l’intervento assottiglia lo strato che ricopre la protesi;
- tipologia di protesi – gli impianti riempiti con gel poco coesivo o soluzione salina hanno una maggiore tendenza a formare pieghe.
L’increspatura si localizza tipicamente nei quadranti laterali esterni o nella parte inferiore del seno ed è più evidente quando la paziente si piega in avanti. Per correggerla, durante una mastoplastica secondaria, Clinica Forma adotta diverse strategie:
- lipofilling mammario – infiltrazione di tessuto adiposo autologo (prelevato da altre zone del corpo) per aumentare lo spessore del rivestimento sopra la protesi e mimetizzare le pieghe;
- sostituzione con protesi ad alta coesività – impianti riempiti con gel di silicone altamente coesivo, che mantengono la forma ed evitano la formazione di grinze;
- spostamento della tasca protesica – cambio di alloggiamento, riposizionando la nuova protesi nel piano sotto-muscolare (Dual Plane).
Cos'è il bottoming out e in cosa si differenzia dalla ptosi?
Il bottoming out è una complicanza strutturale in cui la protesi scivola progressivamente verso il basso, superando il solco sottomammario naturale. Le proporzioni del seno si alterano. Il polo inferiore appare sproporzionato ed eccessivamente pieno, mentre il complesso areola-capezzolo punta verso l’alto o si trova in una posizione anomala rispetto alla massa mammaria. Può dipendere da questi fattori:
- cedimento o eccessiva elasticità dei tessuti di sostegno del polo inferiore;
- tasca chirurgica creata troppo ampia verso il basso durante il primo intervento;
- scelta di protesi eccessivamente pesanti o voluminose rispetto alla tenuta della cute;
- azione della forza di gravità associata all’invecchiamento dei tessuti.
Va distinto dalla ptosi mammaria, in cui sono la ghiandola e la pelle a cedere scivolando verso il basso insieme al capezzolo. Nel bottoming out è invece la protesi a essere sprofondata sotto il solco, lasciando spesso il capezzolo posizionato troppo in alto. La correzione richiede un intervento di ristrutturazione e riposizionamento, che può prevedere:
- ricostruzione del solco sottomammario – chiusura e rinforzo della tasca inferiore con suture interne resistenti (capsulorrafia);
- inserimento di matrici di supporto – uso di reti sintetiche o riassorbibili nei casi più complessi, per ancorare la protesi;
- sostituzione protesica – eventuale scelta di una protesi con proiezione o peso più idonei;
- mastopessi associata – se è presente anche un eccesso di pelle o una discesa dei tessuti, si associa la rimozione della cute in eccesso.
Il decorso post-operatorio è più complesso rispetto al primo intervento?
Dipende dal tipo di correzione effettuata. Una semplice sostituzione di protesi nella stessa tasca richiede tempi di recupero rapidi, mentre interventi più articolati (capsulectomia, mastopessi, ricostruzione del solco) richiedono una convalescenza più attenta. Queste sono le tappe indicative:
- primi 3-5 giorni – è normale avvertire tensione toracica, lieve dolore gestibile con i comuni analgesici prescritti e gonfiore (edema);
- dopo 7-10 giorni – si rimuovono le medicazioni principali e la maggior parte delle pazienti riprende le normali attività quotidiane e un lavoro d’ufficio non faticoso;
- a 3-4 settimane – gonfiore ed eventuali ematomi si riassorbono progressivamente e si può riprendere la guida dell’automobile in sicurezza;
- dopo 6 settimane – previa autorizzazione del chirurgo, si può riprendere gradualmente l’attività sportiva, inclusi gli esercizi per la parte superiore del corpo.
Durante il recupero valgono queste indicazioni:
- reggiseno contenitivo – va indossato giorno e notte per circa 30 giorni, privo di ferretto, per stabilizzare la nuova posizione degli impianti;
- riposo dagli sforzi – evitare di sollevare pesi superiori a 3-5 kg e movimenti bruschi con le braccia per le prime tre settimane;
- posizione durante il sonno – dormire in posizione supina, con il busto leggermente sollevato, per il primo mese;
- cura delle cicatrici – applicare le creme e i fogli di silicone indicati dall’équipe di Clinica Forma ed evitare l’esposizione diretta al sole delle cicatrici per i primi 6-12 mesi.
Quanto costa la mastoplastica secondaria?
Il costo varia sensibilmente in base a diversi fattori, tra cui:
- le caratteristiche fisiche di ogni paziente e lo stato dei tessuti;
- il tipo di correzione necessaria (sostituzione o rimozione delle protesi, capsulectomia, mastopessi, lipofilling);
- il tipo di protesi scelto;
- la complessità del caso e la durata dell’intervento.
Per indicare il costo corretto è fondamentale prenotare una visita specialistica. Al termine della visita viene redatto un preventivo personalizzato, che consegniamo o inviamo subito dopo. Puoi consultare anche il listino prezzi completo cliccando qui.