Scheda del trattamento:

Tempo tecnico

Variabile a seconda del tipo di intervento, 1-3 ore

Anestesia

Sedoanalgesia o anestesia generale

Gonfiore o lividi

15-30 giorni

Ripresa normali attività

20-45 giorni

Durata del risultato

Stabile nel tempo

Costo

Variabile a seconda del tipo di intervento

Il ruolo della chirurgia plastica-ricostruttiva negli esiti dell’obesità

La chirurgia plastica trova largo impiego in seguito a importanti dimagrimenti che possano conseguire a dieta e attività fisica piuttosto che a interventi di chirurgia bariatrica. Ciò che infatti esita al termine di importanti processi di dimagrimento è l’accumulo di cute che risulterà quindi sovrabbondante, essendo stata “distesa” da anni di sovrappeso. Il ruolo della chirurgia plastica, quindi, una volta raggiunto e mantenuto il peso ideale, è quello di ridefinire il proprio profilo corporeo (body contouring), mediante l’asportazione di tale tessuto esuberante.

Gli interventi più frequentemente eseguiti su pazienti cosiddetti “ex-obesi” sono l’addominoplastica, l’addominoplastica circonferenziale (torsoplastica), il lifting delle cosce, la brachioplastica o lifting delle braccia e la mastoplastica riduttiva associata alla mastopessi. Si tratta spesso di interventi “importanti” dal punto di vista della loro entità e dei successivi tempi di recupero, con risultati spesso straordinari ma con il rovescio della medaglia della presenza di estese cicatrici residue, che comunque un ottimo chirurgo plastico cerca di nascondere il più possibile in zone meno visibili o nascoste.

L’obiettivo di questo tipo di interventi è quello di ripristinare la migliore immagine corporea possibile al termine di importanti processi di dimagrimento, così da restituire al paziente non solo un corretto stato di salute (grazie alla perdita di peso) ma anche un aspetto fisico che renda merito al lungo e difficile percorso seguito nei mesi e anni precedenti, dopo anni di sovrappeso e obesità.

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Addominoplastica ed addominoplastica circonferenziale

L’addominoplastica viene utilizzata per migliorare la funzionalità e l’aspetto estetico della zona addominale nel caso in cui sia stata danneggiata, alterata e distesa da una gravidanza, dal sopvrappeso, dal semplice invecchiamento o da interventi chirurgici precedenti.

Le tecniche chirurgiche possono trattare, a seconda dei casi:

  • Il piano cutaneo, rimesso nuovamente in tensione, dando all’addome un aspetto naturale, con una cicatrice il meno evidente possibile;
  • Il piano adiposo, su cui si agisce per eliminare gli eccessi;
  • Il piano muscolare, che viene sistemato e rimesso in tensione.

La scelta di asportare, in maniera diversa, cute e tessuto adiposo in eccesso è legata all’aspetto e alla qualità dei tessuti dell’addome al termine della perdita di peso, nonché alla conformazione fisica del paziente. Per questo motivo è necessario dividere le tecniche chirurgiche in due gruppi distinti:

  • Le addominoplastiche estese, che operano sull’intero addome, con riposizionamento dell’ombelico, e con una cicatrice che viene posizionata lungo tutta la parte anteriore della regione addominale inferiore
  • Le addominoplastiche localizzate, o “miniaddominoplastiche”, che trattano una specifica area della parete addominale, determinano un’asportazione ridotta della cute e spesso non richiedono nessun intervento sull’ombelico, con una cicatrice che sarà spesso equiparabile a quella di un taglio cesareo, quindi di lunghezza nettamente inferiore rispetto a quanto necessario per una addominoplastica completa ed estesa.

Indipendentemente dal tipo di intervento, generalmente si opta per eseguire questo tipo di procedure in anestesia generale, con dimissione la mattina successiva all’intervento, in genere con uno o due drenaggi e una medicazione o guaina compressiva che aiuterà la paziente nel recupero postoperatorie nelle settimane successive.

L’addominoplastica circonferenziale, o “torsoplastica”, viene eseguita in pazienti il cui dimagrimento ha portato a una importante calasi di cute non solo a livello della regione addominale ma anche a livello della regione dorsale e dei fianchi. Per poter correggere anche questo tipo di difetti anatomici, quindi, il chirurgo può decidere di estendere l’incisione anteriore anche a tutta la regione posteriore, al confine tra i glutei e la regione lombare, così da poter rimuovere l’eccesso di tessuti anche posteriormente.

Questo tipo di tecnica comporta ovviamente un allungamento dei tempi operatori, un decorso clinico e un recupero più lunghi, e spesso delle cicatrici più visibili rispetto a una addominoplastica classica.

Mastoplastica riduttiva e mastopessi

Al termine di un importante processo di dimagrimento (o talora di gravidanze e allattamenti) anche la regione mammaria può perdere in continenza, qualità dei tessuti, forma e posizione.

Per correggere questo tipo di difetti, il chirurgo plastica può procedere a una “semplice” riduzione (mastoplastica riduttiva) o anche a un contestuale “sollevamento” (mastopessi o lifting del seno).

Lo scopo della mastoplastica riduttiva è quello di ridurre la dimensione di mammelle eccessivamente sviluppate e cadenti. La mastoplastica riduttiva comporta l’asportazione dell’eccesso di cute, ghiandola e tessuto adiposo, spostando contemporaneamente il complesso areola-capezzolo più in alto. Grazie all’intervento, il seno acquista un aspetto più rotondo e gradevole. Si può approfittare della mastoplastica riduttiva per correggere eventuali differenze di volume tra le mammelle e per ridurre il diametro delle areole, se eccessivo. L’intervento comporta cicatrici diverse a seconda dell’entità del caso. Quando la riduzione è modesta la cicatrice può essere una sola, attorno all’areola. Nei casi più accentuati, a questa cicatrice circolare se ne affianca una verticale, fino al solco mammario. Infine, quando la riduzione è ancor più notevole a queste cicatrici se ne associa una terza, posizionata nel solco mammario. Solitamente la mastoplastica riduttiva avviene in anestesia generale.

La mastopessi (o lifting del seno) è invece l’intervento di rimodellamento del seno che consiste nell’asportare la cute in eccesso e nel riposizionare in sede corretta il complesso areola-capezzolo e tutta la regione mammaria. A seconda dell’entità del caso e della tecnica utilizzata, le cicatrici possono essere di tre tipi: un’unica cicatrice attorno all’areola; una cicatrice attorno all’areola e una verticale, fino al solco mammario; una cicatrice attorno all’areola, una verticale fino al solco mammario e infine una che si estende orizzontalmente lungo questo, per una lunghezza variabile. In casi di importante svuotamento della regione mammaria con forte lassità cutanea, è possibile scegliere di associare l’intervento di mastopessi al posizionamento di una protesi mammaria, al fine non tanto di incrementare il volume del seno, quanto di dare struttura al risultato definitivo.

Lifting delle cosce o dermolipectomia inguino-crurale

Un importante dimagrimento può portare, tra gli altri difetti, anche alla formazione di importanti eccessi cutanei a livello della faccia mediale delle cosce.

L’intervento di lfting cosce si pone quindi proprio l’obiettivo di migliora l’aspetto del profilo interno delle cosce, che diventano più toniche, eliminando il fastidio causato dallo sfregamento della superficie interna degli arti. Il lifting delle cosce può comportare una cicatrice posizionata lungo la superficie mediale della coscia ed estesa fino al solco infragluteo (nei casi di eccessi cutanei meno importanti), oppure una cicatrice molto più estesa nei casi più accentuati, associando la cicatrice inguinale a un’incisione verticale sulla faccia interna della coscia sino al ginocchio.

Lifting delle braccia o brachioplastica o dermolipectomia brachiale

Il lifting delle braccia, o brachioplastica, è un intervento di rimodellamento degli arti superiori. Il lifting delle braccia permette di correggere il rilassamento dei tessuti ed eventualmente anche i depositi di grasso localizzati, dando maggiore tonicità alla zona sottoposta a intervento. In molti casi prevede una prima fase di lipoaspirazione, per ridurre la circonferenza delle braccia, e quindi la rimozione dei tessuti in eccesso. A seconda dell’entità dell’inestetismo, la brachioplastica può comportare una cicatrice nella faccia interna delle braccia (di lunghezza variabile ed eventualmente estesa fino al gomito), oppure un’incisione molto più ridotta, nella piega del cavo ascellare.

Ginecomastia

La ginecomastia è rappresentata dallo sviluppo di un “seno maschile”, tipica di alterazioni dell’equilibro ormonale in ragazzi giovani o anche molto giovani, oppure di importanti acquisti e cali di peso. Durante la fase di acquisizione di peso è tipico l’accumulo di tessuto adiposo, mentre nella fase di cali di peso si verifica tipicamente uno svuotamento della zona interessata, con un conseguente rilassamento cutaneo, simile alla ptosi mammaria della donna. Si parla di ginecomastia “vera” quando lo sviluppo di un seno maschile è rappresentato dalla vera e propria formazione di tessuto ghiandolare (tipico di alterazioni ormonali adolescenziali o di abuso di ormoni), mentre si parla di ginecomastia “falsa” quando l’aumento di seno maschile è dovuto alla deposizione di tessuto adiposo (tipica di pazienti sovrappeso). Molto spesso, in realtà, la ginecomastia è definita come “mista”, ossia dovuta sia alla deposizione di grasso, sia alla formazione di tessuto ghiandolare vero e proprio. A seconda della classificazione dell’inestetismo, la correzione può avvenire con la lipoaspirazione, con un vero e proprio intervento chirurgico (eliminando il tessuto ghiandolare in eccesso), oppure abbinando entrambe le tecniche, asportando sia la componente adiposa, sia la componente ghiandolare, adattando successivamente anche l’eventuale eccesso di cute residuo. A seconda dell’entità dell’eventuale eccesso di cute, potranno rendersi necessarie cicatrici che possono estendersi – nei casi più moderati – all’areola oppure – nei casi più importanti – anche alla porzione inferiore e laterale della regione pettorale.